Truffe Rca, Ingorgo Al Sud

Decimale più, decimale meno, siamo alle cifre di 15 anni fa: le frodi alle assicurazioni in materia di Rc auto sono intorno al 2,5% come media nazionale e s’impennano al 10% e più nelle “solite” Caserta, Napoli e Foggia, con livelli preoccupanti anche in altre province del Sud. Lo confermano gli ultima dati ufficiali, resi noti dall’Isvap a fine luglio (tabella a destra). Ma, tra gli addetti ai lavori, ormai sono in pochi a ritenere credibili queste cifre, per cui non conforta il prevalere delle diminuzioni che nella sequenza degli ultimi cinque anni ha portato la media nazionale dal 2,6 al 2,3 per cento.«I numeri ufficiali – dice Vittorio Verdone, direttore Auto dell’Ania, l’associazione delle compagnie – sono una realtà ampiamente sottostimata. Lo dimostra il numero abnorme dei sinistri in generale e di quelli con danni lievissimi e spesso inesistenti alla persona, che, soprattutto se confrontati coi Paesi con pari livello di veicoli circolanti, non sono giustificabili». Dubbi vengono anche dal sindacato agenti assicurativi Sna, dove fanno notare che la stazionarietà dei dati pare incompatibile con l’accresciuto allarme sociale destato dalle frodi ultimamente. Gli agenti spiegano l’anomalia col fatto che il bilancio mette insieme fatti certi come le denunce penali effettivamente presentate dalle compagnie con meri sospetti come le pratiche che i liquidatori annotano come “a rischio”; se ne ricava che i risultati non sono necessariamente sottostimati, ma in teoria potrebbero essere persino gonfiati. C’è comunque un dato obiettivo: le province che dal 2007 al 2009 hanno avuto un aumento della frequenza sinistri (numero di incidenti in rapporto a quello dei veicoli assicurati) coincidono per buona parte con quelle dove risultano più frodi: nel loro elenco c’è tutto il Sud, Catanzaro esclusa. Le difficoltà di contabilizzazione delle truffe sono al momento insuperabili: non si possono considerare le sole denunce, perché sono poche. E non aumenteranno fino a quando le compagnie non riprenderanno la fiducia che sembravano avere verso la fine degli anni 90 e poi hanno perso, a causa delle lentezze della giustizia (che spesso fanno scattare la prescrizione) e dello stop imposto dal Garante della privacy alla loro banca dati antifrode. L’archivio è stato “trasferito” presso l’Isvap nel 2003, ma in versione meno accessibile. Problemi in parte superati dal regolamento Isvap 31/09 (in attuazione dell’articolo 135 del Codice delle assicurazioni, sulla banca dati sinistri). Ora si punta sull’integrazione con gli archivi dei veicoli circolanti, delle patenti e con quello Inail sugli infortuni e sull’istituzione di un gruppo di lavoro formato da esperti, che “maneggino” le informazioni, studino il fenomeno e individuino le truffe; questo prevede l’articolo 1 del Ddl antifrodi approvato il 30 giugno alla Camera dopo un lungo iter e ora tornato al Senato (atto 2809) per l’approvazione (si spera) definitiva. Ma secondo Verdone il Ddl è solo un modo parziale, timido e non risolutivo per affrontare i problemi: «Occorre un sistema di intelligence dedicato, cioè non solo un’interconnessione di banche dati ma una struttura investigativa che operi in stretto contatto con gli inquirenti e le compagnie». Inoltre, secondo l’Ania, ci vuole una «radicale modifica» delle regole sui risarcimenti, che consenta alle compagnie di non pagare (sostanzialmente bloccando il conteggio dei termini) fino a quando ci sono elementi di sospetto sul sinistro. Si chiede anche di ridurre la valutazione delle lesioni lievissime a persone, di fatto eliminando i falsi colpi di frusta dall’attuale tabella prevista dalla legge, per «depotenziare la maggior parte della domanda truffaldina, che costa al sistema più di 1,5 miliardi di euro».

 

Che le truffe abbiano un andamento preoccupante nel campo delle lesioni fisiche è confermato dai dati territoriali Ania 2009 (i più aggiornati), secondo cui le regioni in cui hanno un’incidenza maggiore (dal 31 al 40%, con punte ancora superiori a Brindisi, Crotone e Taranto) sono sempre Campania, Puglia e Calabria, che sono in testa anche alla classifica Isvap sulle frodi. Fuori dal Sud, l’incidenza è così alta solo nelle province di Latina e Massa.

 

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