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Ue richiama l’Italia: “Non applicate direttive per inquinamento mare e rottamazione auto”

La Commissione europea ha inviato diverse lettere di messa in mora, un atto che precede il deferimento alla Corte europea di Giustizia. L’Italia avrebbe dovuto tradurre da mesi, e in un caso da anni, alcune normative comunitarie in leggi nazionali. Ma non si è mai adeguata.L’Italia non ascolta le indicazioni di Bruxelles e la Commissione europea la richiama. Diverse lettere formali di messa in mora – che precedono il deferimento alla Corte europea di Giustizia – sono state inviate dal commissario Ue Viviane Reding per la mancata applicazione di normative comunitarie riguardo all’inquinamento marino e al trattamento degli autoveicoli destinati alla rottamazione. Prima nel 2008 e poi l’anno dopo, la Ue ha stabilito che certi tipi di reati ambientali “siano puniti in modo efficace, proporzionato e dissuasivo”. Ma l’Italia, lamentano dalla Commissione, non fa abbastanza al riguardo. L’organismo europeo aveva previsto in una prima direttiva sanzioni penali per diversi crimini contro l’ambeinte, tra cui l’inquinamento dei mari, il trasporto marittimo di rifiuti illegali o il traffico di specie a rischio. Aggiungendo nel 2009 severe sanzioni contro lo scarico illegale di sostanze inquinanti da parte di imbarcazioni. La scadenza per gli Stati membri per tradurre le direttive in leggi nazionali scadeva a fine 2010. Ma l’Italia, insieme ad altri Paesi Ue, non le ha mai recepite. Allo stesso modo, la Ue ha richiamato il Paese per il mancato adeguamento alle norme europee che fissano precise disposizioni in materia di raccolta, trattamento e riciclaggio degli autoveicoli destinati alla rottamazione. Soprattutto per quanto riguarda i loro componenti, anche quando si tratta di riparazioni: secondo la Commissione, al momento per la legislazione italiana chi effettua riparazioni è solo invitato a “consegnare” i pezzi sostituiti e non obbligato a farlo. Nel 2007, la Corte di giustizia del Lussemburgo aveva già emesso una sentenza ordinando alle autorità romane di mettersi in regola. Ma niente è cambiato e adesso è arrivato il richiamo della Commissione. “Nonostante l’introduzione di alcuni interventi legislativi – si osserva in una nota inviata da Bruxelles – secondo la Commissione la situazione in Italia resta non conforme al diritto Ue”. Così come altri Stati ritardatari. Che adesso hanno due mesi di tempo per adeguarsi alle nuove misure. In caso contrario, la Ue chiederà alle autorità – tra cui quelle italiane – di risponderne davanti ai giudici della Corte di Giustizia europea.

 

Il Tutor controllerà anche assicurazione e bollino Blu

tutor autostrada_200_200Si preannuncia un’estate rischiosa per gli automobilisti in viaggio lungo le autostrade italiane per raggiungere le mete delle loro vacanze. I Safety Tutor, presenti su più di un terzo della rete nazionale, saranno capaci di individuare anche l’assicurazione Rc-auto e il bollino blu assegnato in seguito alla revisione. La polizia stradale potrà così scoprire i veicoli fuori legge e multare i trasgressori grazie alle informazioni raccolte dalle telecamere, confrontando i dati in tempo reale con i database delle assicurazioni e della motorizzazione.

 

I Safety Tutor, che inizialmente erano stati pensati come deterrente per far desistere gli automobilisti dallo schiacciare troppo a fondo il piede sull’acceleratore nei tratti più a rischio, verrà quindi utilizzato anche per “pizzicare” chi non è in regola con i documenti. Secondo i dati registrati, questi meccanismi che registrano la velocità media in lunghi tratti di autostrada hanno effettivamente ridotto il tasso di mortalità e l’impatto ambientale. E hanno anche realizzato controlli automatici che avrebbero richiesto l’impiego di una decina di pattuglie al giorno per ogni tratto.

 

MINI – Bmw investe nel sito di Oxford

A seguito di un meeting con il Premier David Cameron, il Gruppo BMW annuncia l’investimento di 500 milioni di sterline per la nuova generazione della MINI nel sito produttivo di Oxford. “La Gran Bretagna rimarrà il cuore della produzione MINI”, commenta l’ufficio stampa di BMW AG. L’investimento garantisce lavoro a 5.000 operai ed impiegati.

 

Rc auto verso la riforma

Che le assicurazioni siano care in Italia lo sperimentano gli automobilisti al rinnovo del premio annuale. Difficile trovare un risparmio anche se si guida con prudenza e non si provocano incidenti. Insomma il meccanismo Bonus-Malus così come oggi è strutturato è ormai inceppato e danneggia i clienti. A metterlo nel mirino è l’Isvap, l’Istituto di vigilanza sulle assicurazioni private, nella relazione annuale del presidente Giancarlo Giannini, tenuta ieri a Roma.  (Fonte: Filippo Caleri – Il tempo). Giannini è partito dagli aumenti. Dopo il +4,5% del 2010, il valore della raccolta premi è salito del 6% nel primo trimestre. Secondo l’autorità le compagnie hanno «scaricato sui prezzi l’onere dei maggiori costi». Lo dimostrano i numerosi interventi del garante del mercato assicurativo. Sono state, infatti, avviate 14 istruttorie nei confronti di altrettante compagnie per sospetta elusione, attraverso l’applicazione di tariffe fino a 8.500 euro di premio annuo, dell’obbligo a contrarre previsto dalla legge a carico delle imprese. Aperte inoltre indagini sul fenomeno delle disdette massime dei contratti Rc auto attuate da alcune compagnie prevalentemente per alcune categorie di assicurati e per vaste zone del paese, specie al Sud. Il sistema «non riesce più a funzionare» e sconta «distorsioni a causa delle regole interne» di ciascuna compagnia con conseguenze negative per gli assicurati. Per questo è in arrivo una riforma sul «modello francese» con l’elaborazione «di una nuova scala di coefficienti di merito unica per tutto il mercato».

 

L’obiettivo è quello di consentire agli assicurati di conoscere in anticipo i risparmi di costo in caso di assenza incidenti, beneficiando concretamente del bonus o le penalizzazioni in caso di sinistri. Sotto la lente di Giannini anche le commissioni abnormi sulle polizze legate ai mutui. Già oggetto di un provvedimento poi cassato dal Tar, il fenomeno torna al centro dell’attenzione Isvap che sciorina una nuova indagine secondo cui c’è stata «solo una leggera flessione dell’aliquota media delle commissioni, dal 46 al 44% con punte fino al 79% in un mercato largamente dominato dalle banche (la quota di mercato è quasi dell’80%). L’Abi tende la mano e chiede di «trovare soluzioni concrete e vere» e per questo auspica di «essere invitati al tavolo di consultazione in tempi brevi» assieme all’Autorità e alle associazioni dei consumatori. Quanto al mercato, in Italia pesano alcune carenze del settore «come una persistente sottoassicurazione del sistema e un modesto grado di proiezione internazionale di gruppi e imprese italiane con la sola nota eccezione del primo gruppo assicurativo» leggasi Generali.

 

Bosch: tecnologia al servizio di sicurezza e ambiente

 

Con il mercato auto in costante crescita per effetto delle nuove economie emergenti, per garantire una mobilità sostenibile e sicura è necessario studiare soluzioni tecnologiche efficaci ed economiche. Bosch è sempre stata all’avanguardia nelle tecnologie al servizio della mobilità, consapevole che soltanto salvaguardando l’uomo e l’ambiente ci sia vero sviluppo. Da decenni impegnata nella ricerca e nello produzione di sistemi in grado di migliorare la sicurezza stradale in tutti i suoi aspetti, Bosch e la sua divisione Vehicle Motion and Safety impiegano enormi risorse per perseguire l’ambizioso obiettivo di ridurre a zero gli incidenti.

 

 

Oggi circa 1,3 milioni di persone perdono la vita ogni anno in incidenti stradali e 50 milioni rimangono ferite. La crescita esponenziale del traffico stradale nei Paesi emergenti rischia di far salire ulteriormente questo tragico bilancio. Dal semplice uso del casco, dall’ESP e dall’introduzione dell’obbligatorietà del sistema ABS anche sulle due ruote si potrebbero salvare 5 milioni di vite e prevenire 50 milioni di feriti nei prossimi dieci anni.

 

L’approfondito studio delle dinamiche degli incidenti e delle loro conseguenze sui veicoli coinvolti consente a Bosch di realizzare dispositivi sempre più efficaci. Oggi le principali cause d’incidente sono riconducibili a perdita di controllo del veicolo in seguito a sbandamenti, tamponamenti causati dal mancato rispetto della distanza di sicurezza o dall’insufficiente pressione sul pedale del freno, cambi di corsia e pericolosità di snodi ed incroci stradali a scarsa visibilità.

 

La ricerca Bosch interviene proprio su questi punti nevralgici. Il sistema ESP introdotto per la prima volta nel 1995 è in grado di individuare un principio di sbandata e di contrastarlo riportando la situazione alla normalità. Sempre sul fronte della prevenzione, Bosch ha realizzato un sistema di frenata di emergenza predittiva in grado di avvisare il guidatore e di mettere in atto una serie di funzioni tese ad evitare, o quantomeno ridurre, l’impatto. Se il sensore registra un ostacolo in avvicinamento ed il guidatore non interviene, il sistema lo avverte con un segnale acustico ed interviene parzialmente sul sistema frenante fino ad arrivare ad una frenata al massimo della potenza in caso il guidatore non reagisca.

 

Il sistema, che ha debuttato nel 2010 sulla Audi A8, è in grado di evitare il 72% di morti e feriti per tamponamento. Un’ulteriore evoluzione destinata al traffico urbano debutterà da quest’anno su un veicolo di classe media. Il dispositivo che funziona a velocità inferiori ai 30 km/h è in grado di prevenire completamente il tamponamento con il veicolo che precede quando la differenza di velocità tra i due veicoli è inferiore ai 20 orari. La compagnia assicurativa Allianz ha stimato che questa tecnologia permetterà di evitare oltre 500 mila incidenti e di risparmiare 330 milioni di Euro in costi di riparazione.

Sul fronte della prevenzione degli incidenti causati dai cambi di corsia, il sistema messo a punto da Bosch che avvisa il conducente in caso di avvicinamento alla linea di delimitazione della carreggiata fa un passo avanti e permette il riallineamento automatico dell’auto agendo su sistema frenante e sullo sterzo quando la vettura si allontana dalla carreggiata senza che il conducente abbia azionato l’indicatore di direzione. Salva 250 vite ogni anno. Il cambio di corsia involontario è spesso causato da colpo di sonno. Un sistema che rivela l’azione del guidatore sullo sterzo permette di prevedere il colpo di sonno avvisando il guidatore e invitandolo ad una sosta.

 

Sensori video e radar sempre più evoluti permettono di vedere quello che succede davanti alla vettura, per esempio in uscita da un parcheggio o nell’immissione in carreggiata. Un sistema di sensore radar di prezzo e dimensioni contenute destinato al segmento medio sarà lanciato da Bosch alla fine del prossimo anno.

 

L’evoluzione Bosch sul tema della sicurezza stradale continuerà con l’introduzione di nuovi sistemi e con la riduzione dei costi, al fine di renderli sempre più accessibili. La gestione automatica delle manovre di parcheggio, della guida a passo d’uomo nel traffico e le informazioni trasmesse tra veicoli su condizioni stradali, incidenti o pericoli rappresentano il futuro immediato e consentiranno di proseguire verso gli obiettivi di riduzione della mortalità sulle strade.

 

Dopo la sicurezza, l’ambiente. Bosch prevede che entro il 2020, su una domanda annua di 104 milioni di veicoli, solo 3 milioni saranno elettrici e 6 ibridi. È dunque sullo studio di motori a combustione interna sempre più efficienti che si giocherà la battaglia per il contenimento delle emissioni che entro il 2025 dovranno scendere sotto i 70 g/km. Questi limiti fissati dall’UE renderanno necessario progettare motori sempre più efficienti ed in grado di assicurare consumi nell’ordine dei 3 litri di benzina o 2,6 di gasolio per 100 km (il 50% in meno di quelli attuali). La strategia di downsizing dei costruttori ha reso sempre più popolare l’adozione dei turbo in grado di mantenere elevate le prestazioni riducendo cilindrate e frazionamento dei motori. Fermo restando l’impegno attuale di Bosch nell’elettrificazione e nello sviluppo delle batterie.

 

Detto che l’azienda tedesca sta lavorando sull’iniezione diretta a benzina, sui diesel common rail e sulla funzione start/stop, dalla fine del 2011 Bosch produrrà in joint venture con Mahle Turbo System turbocompressori progettati proprio per questa esigenza. L’obiettivo è di realizzare entro il 2015 2 milioni di sistemi turbo ottimizzati. I costi aggiuntivi in termini di tecnologie saranno ripagati dai notevoli risparmi di carburante.

 

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